Projet Dostoïevski

Il progetto Dostoevskij è cominciato nel 1991, varie tappe di questo lavoro sui “demoni" sono state realizzate in Italia ed in Russia. La prima tappa, Tre Studi per i demoni, fu presentata in un vecchio centro della gioventù fascista a Modena, in un vecchio ospedale psichiatrico a Volterra ed in un Chiostro a Riva del Garda. Il gruppo degli interpreti era composto da attrici e da attori belgi, italiani e francesi.


Affiche

Des Passions

affiche

Des Passions



Le prove per la tappa finale dello spettacolo Des Passions sono cominciate nel 1992 al Teatro Pouchkin di San Pietroburgo. Per il proseguimento delle prove a Modena, due attori di Vassiliev e il Quartetto ad archi Danel si sono aggiunti alla Compagnia. La creazione ha avuto luogo nell’ottobre 1992 nell’antica Abbazia di Val Saint Lambert nell’ambito degli Incontri Internazionali di Teatro Contemporaneo di Liegi.


Estratto di un’intervista di Christelle Prouvost a Thierry Salmon


« Sono arrivato a Dostoevskij attraverso Camus e Cassavetes, che come l’autore russo, affrontano l’arte come la vita.


Parlando di personaggi che sfuggono alla loro stessa psicologia, ho ritrovato un universo, un modo di affrontare le situazioni vicino alla mia sensibilità.


Avevo l’impressione che molte cose mi appartenessero e avevo desiderio di comprendere quelle che al contrario sentivo più distanti da me.


Ciascuna delle mie scelte registiche corrisponde ad un periodo della mia vita.


Per le mie prime messe in scena, avevo immaginato di affrontare gli autori che avevano segnato la mia adolescenza : Rimbaud, Cocteau.


Li si legge perché si è sempre alla ricerca di risposte alle loro domande.


Ma per quanto mi riguarda, per verificare se un testo mi saprà dare risposte, è necessario che vada oltre la lettura, bisogna che io ci lavori sopra. Ma io scelgo anche un autore a partire dal momento in cui sento che mi può cambiare, migliorare, rimettermi in questione.


Dostoevskij offriva questa possibilità a condizione d’essere affrontato con onestà, con sincerità. Abbiamo lavorato molto sui personaggi, sui rapporti tra loro. Partendo da alcune improvvisazioni perché gli attori vivono piuttosto che interpretare i loro personaggi. A differenza delle « Troiane », costruite intorno alla struttura del « coro », «  I demoni » è basato su personaggi molto più individuali.


C’è una grande distanza tra gli attori e i rapporti s’intrecciano soltanto attraverso un dialogo con un terzo personaggio,pensato come un testimone, una possibilità d’incontrasi, di suscitare il dialogo. I testi di Dostoevskij danno sempre la sensazione di una grande solitudine.


Si parla sempre dell’impossibilità di amare, di entrare in contatto. Tutti i personaggi hanno enormi difficoltà nell’accettarsi, ma in ogni istante rimandano la decisione.


Di colpo la sola cosa che nasce, è la passione. Nella nostra cultura la passione è vista come qualcosa di positivo, simile al periodo dell’adolescenza liberatrice.


Ma da li nascono anche le disillusioni, la scoperta che noi non possiamo vivere accettando il mondo cosi com’è ».



Des Passions a teatro



Il lavoro di Thierry Salmon sul romanzo di Dostoevskij tocca non soltanto particolari aspetti della rappresentazione teatrale, ma prende in considerazione il teatro come veicolo dell’esperienza e come luogo di confronto tra le culture. La scrittura bruciante di Dostoevskij, la potenza dei suoi personaggi e la natura estrema delle situazioni che propone, come materia di azione scenica, rappresentano una forte tentazione per coloro che lavorano nel teatro.


Si tratta di trovare il modo e gli strumenti per costruire davanti agli spettatori “passioni, attrazioni e repulsioni” (Berjaev), che dominano le relazioni tra le creature dostoevskiane; di ritrovare dentro la disciplina artistica la forza di un’esperienza di vita nella quale esse mettono spesso in gioco i limiti e le barriere stesse della natura umana. Thierry Salmon del resto ha sempre vissuto la creazione teatrale come una possibilità di sviluppo per gli attori impegnati nella realizzazione dell’opera e come un mezzo di espressione per il gruppo che, calato nell’esperienza artistica, comunica allo spettatore la forza delle sue scelte e l’intensità delle su motivazioni.


In accordo con questa pratica teatrale, Thierry Salmon ha portato progressivamente il lavoro su Dostoevskij attraverso territori, situazioni e tematiche differenti.


I primi tre studi realizzati in Italia con attori belgi, francesi e italiani, erano focalizzati sui personaggi del romanzo che offrivano una possibilità di rappresentare quella particolare condizione umana che si nutre della tragedia di una fede senza speranza, di una violenza che distrugge i suoi protagonisti.


Ognuno degli studi si è realizzato in uno spazio diverso nel quale bisognava confrontarsi con le molteplici tracce di vita che i luoghi contenevano, impulso per l’azione, ma nel contempo limite contro il quale l’attore lottava per imporre la necessità alle azioni del suo personaggio.


Un’importanza particolare ha avuto la luce: catturato da grandi specchi, il sole entrava nello spazio oscuro dell’azione e , illuminando l’azione, feriva l’attore e gli spettatori.


Per la seconda parte del lavoro a Mosca si sono aggiunti al gruppo originario degli attori russi della Scuola d’Arte Drammatica di Mosca, diretta da Anatoly Vassiliev.


Questo incontro ha donato un nuovo slancio al lavoro: il tema del confronto tra le differenti culture, presente in Dostoevskij, si è realizzato non solamente a livello della cultura teatrale, ma anche a livello dell’immaginario degli artisti, dei diversi linguaggi verbali e fisici utilizzati, delle differenti conseguenze che l’incontro con Dostoevskij ha provocato in ciascun attore.


Tutto questo di fronte al grande mistero di una terra dove la forza delle radici e delle trasformazioni lottano nel presente dei suoi figli.


Abbiamo realizzato a Mosca nell’ottobre 1991 e a Modena nel novembre dello stesso anno due studi legati a questo viaggio-incontro in Russia. Gli studi realizzati in autunno hanno dato al gruppo di lavoro la possibilità di provare una forma di composizione suggerita dalla struttura narrativa di Dostoevskij. Nello stesso tempo, hanno dato una risposta alla necessità di organizzare, attraverso la rappresentazione, il percorso esplorativo nell’universo letterario ed esistenziale di Dostoevskij e nella terra che così fortemente occupa i pensieri, le azioni e le parole del romanzo scelto, “I Demoni”.


“Quadriglie è stato il nome dato a questi studi:quadriglie come un luogo del romanzo -nel cuore della grande festa che conduce alla catastrofe- e nello stesso tempo come modulo compositivo.


E’ seguita una lunga pausa per ciò che concerne il lavoro comune. Sei mesi più tardi, il gruppo si è riunito per la realizzazione finale dello spettacolo. Il nome “Des Passions”, dalle improvvisazioni, dalle azioni, dalle ricerche dell’anno precedente.


All’inizio dell’ultima fase, ancora un viaggio in Russia, a San Pietroburgo. Un lungo viaggio di lavoro nella città di Dostoevskij, tra le memorie dei suoi romanzi e la presenza di oggi.


Ci siamo messi alla ricerca di una dimensione essenziale nei modi di fare e nei gesti quotidiani, attraverso le parole di un linguaggio balbettato, con gioia e rispetto. E’ stata una ricerca appassionata e faticosa degli strumenti per conoscere e rendere visibile una identità non estranea al luogo e al territorio del lavoro.


Siamo ora nella fase più delicata: più l’esperienza si fa profonda e intima, più sembra inutile e perfino impossibile raccontarla sulla scena.


Infine, dopo questo lungo viaggio, il teatro si pone come impulso e condizione dell’esperienza ed esige giustamente di ritrovare la sua forma di spettacolo per comunicarla allo spettatore che accoglierà.



Renata Molinari



La musica come componente attiva



Fin dall’inizio, la struttura musicale ha avuto il compito di andare incontro al lavoro teatrale. La musica interpretata come supporto del metodo teatrale doveva configurarsi come una componente attiva e drammatica dello spettacolo.


La struttura dello spettacolo si presenta di per sé in modo molto musicale, si basa sulla ripetizione delle azioni e degli spostamenti nello spazio. La struttura teorica della musica si ispira a quella dello spettacolo. Si compone dunque di un’azione in apertura (Ouverture), una seconda in risposta (Risposta), una terza che unisce (Ponte) e una quarta in chiusura (Chiusura). Questo lascia già trasparire una linea polifonica con i suoi contrappunti.


Siamo vicini alla fuga, una fuga con ricapitolazioni tematiche. La scala russa è stata usata apertamente nella musica.


Abbastanza liberamente nelle sue connotazioni tonali, può offrire alla musica un’aria astratta che evolve gradualmente verso un sistema melodico, che si mescola a poco a poco con l’astrazione per lasciar posto all’emozione.


Un quartetto d’archi ( già presente nella seconda fase di lavoro “Quadriglie”) presente sulla scena interpreterà questa musica. Avrà dunque una influenza diretta sugli attori e sul pubblico e permetterà anche di creare un collegamento di massima tra ciò che si vede e ciò che si ascolta.



Patrick De Klerck



La coreografia come canto corporale



In questo progetto si scoprono e si affinano insieme le possibilità d’espressione fisica proprie di ciascun attore.


Contrariamente al lavoro svolto durante “Le Troiane”, dove i movimenti corali corrispondevano alla forma e al contenuto del testo, in questo caso la corografia si dirige verso movimenti in solo, duo o quartetto.


I protagonisti de “I Demoni” non hanno un nemico definito al di fuori da se stessi. A sostituire il nemico esterno de “Le Troiane” c’è un demone interiore, dentro ognuno di loro.


Non sarà dunque l’emozione collettiva per una sorte comune che si allarga e converge verso una poesia fisica, ma l’emozione individuale o la tensione, il conflitto tra gli individui che indurrà il bisogno di una voce “fisica” e farà trasparire l’emozione a fior di pelle, attraverso un canto corporale.



Monica Klinger


Photos

Distribution

Vers les photos du spectacle

Des Passions

(1992)


Mise en scène/regia

Thierry Salmon


Drammaturgie/ / drammaturgia

Renata Molinari


Composition musicale

Patrick De Clerck


Scénographie et costumes/ scene e costumi

Patricia Saive


Lumières// light designer

Enrico Bagnoli


Mouvements chorégraphiques/Movimenti coreografici

Monica Klingler


Assistante à la mise en scène// Assistente alla regia

Carmen Blanco Principal


Directeur technique/Direttore tecnico

Vincent Longuemare


Régie de platerau/ direttore di scena

Rossana Raddi


Réalisation costumes/ realizzazione costumi

Délégué de production/delegato di produzione

Patrizia Cuoco


Administrateur délégué/ amministratore delegato

Patrick De Laender


Professeur de russe et interprètes/insegnante di russo e interprete

Gabriella Tozzetti, Valeria Micucci


Avec/con

Marie Bach

Eric Castex

Cristiane Henri

Maria Grazia Mandruzzato

Larissa Novikova

Renata Palminiello

Pierre Renaux

Vladimir Rogulchenko

Bruno Stori

et le Quatuor Danel


Présentation: 1992-Saint Petersbourg (Théâtre Pouchkine)

Création/Creazione: 1992-Liège (l’Ancienne Abbaye du Val Saint-Lambert -Rencontres Internationales de Théâtre Contemporain)

Tournée : Bruxelles (L’ Atelier Sainte-Anne), Milano (Centro di Ricerca per il Teatro), Barcelona (Mercat de les Flors), Modena (Sala XXVI Settembre), Prato (Il fabbricone), Antwerpen (deSingel), Taganrog (Memorial Cehovskkij Teatr), Mûnchen (Muffathalle- Theater der Welt 93)

Production : Syzygie (Bruxelles), Drama Teatri San Geminiano (Modena), en coproduction avec : Mercat de les Flors (Barcelona), C.R.T. (Milano), avec l’aide du Ministère de la Communauté française de la Belgique, Service du Théâtre, du Commissariat général aux relations Internationales, de la Commission des Communautés européennes « Kaleidoscope »

Presse

Estratti stampa Des Passions, 1992



[…] uno dei rari spettacoli da vedere assolutamente, e in grado di riaffermare i valori coinvolgenti del teatro nei confronti della sua banalizzazione quotidiana.

[…] le travail de Salmon mérite d’être conseillé; c’est un spectacle à voir absolument, capable de réaffirmer les valeurs du théâtre à l’égard de sa banalisation quotidienne.


Franco Quadri, Nove personaggi in cerca d’orrore, “La Repubblica”, 22 novembre 1992


[…] uno spettacolo all’apparenza spoglio e persino un po’ incompiuto, in realtà assai complesso e stratificato e non sempre di facile decifrazione, una lettura senza prese di partito, interamente affidata ai rapporti di forza tra i personaggi, una specie di gabbia espressiva e intellettuale che richiede un notevole impegno di partecipazione da parte dello spettatore. In realtà Des Passions è uno spettacolo in qualche modo non appagante per chi vi assiste in quanto sospeso in una sorta di oggettività senza catarsi: e tuttavia straordinariamente affascinante per lo spessore e la precisione del disegno teatrale che lo sostiene, oltre che per l’impeccabile prestazione degli attori.

[…] un spectacle à l’apparence dépouillé et même légèrement inachevée, qui, pourtant, est en réalité complexe, stratifié et par fois difficile à déchiffrer, une lecture sans parti pris, entièrement liée aux rapports de force entre les personnages, une sorte de carcan expressif et intellectuel qui exige un effort important de participation de la part des spectateurs. En fait, le spectacle Des Passions laissera sur sa faim celui qui y assiste dans une objectivité sans catharsis. Il est extraordinairement fascinant par l’épaisseur et la conception théâtrale qui le soutient, ainsi que par l’impeccable prestation des acteurs.


Renato Palazzi, Forza implosiva dei “Demoni” al Salmon, “Il sole 24 ore”, 8 novembre 1992


[…] Un lavoro molto bello che probabilmente può essere considerato come il migliore mai realizzato dal regista Thierry Salmon durante la sua produzione. […]

[…] Lo spettacolo accompagna per mano all’interno dei sentimenti, nel profondo; qui l’atmosfera, il clima abbraccia gli spettatori e li costringe a delle interrogazioni personali, intime. […]

[…] lo spettacolo sta al romanzo come gli attori stanno agli spettatori, si capiscono le trame, legami, parole e spesso è possibile intendere pensieri, magari dal piccolo gesto di una mano. L’atmosfera vince il senso, dando spazio al sentimento, alle intuizioni. […]


Fabrizio Maselli, I demoni di Salmon, “La Gazzetta di Modena”, 22 novembre 1992


[…] l’energia sprigionata da Des Passions diventa con Salmon l’ennesimo viaggio dentro l’uomo.[…]

[…] la prova degli attori è esemplare, coinvolgente, generosissima. […]


Sergio Colomba, Nove tumultuose storie di Demoni allo specchio, “Il Tempo”, 22 novembre 1992


[…] La représentation témoigne d’un travail préparatoire profonde t long. Le spectateur le sent. Le jeu des acteurs, au milieu d’une scénographie assez rudimentaire (Patricia Saive) avec ces miroirs mobiles et aussi avec un mur mobile de chaises entassées, dégage une intensité fascinante. Ce qu’ils disent n’est pas toujours compréhensible ; mais nous partageons irrésistiblement leurs émotions. [..]

[…] Des Passions est comme un enchainement de situations de conflits entre des personnages individuels et de conflits intérieurs de chaque personnage séparément ; place aux passions alors. Qu’on parle à part le français aussi du russe n’est gênant du tout ; ça nous aide au contraire à mieux sentir le monde de Dostoïevski et celui des comédiens russes. […]


Jef De Roeck, Salmon lâche les démons de Dostoïevski, « De Standard », 23 octobre 1992


[…] Le jeune metteur en scène s’attaque plutôt à la chair meurtrie de l’œuvre et plutôt que d’exposer sa fable, il taille à vif jusqu’au cœur des personnages, sans ménagements. Cette démarche et l’investissement superbe des acteurs qui la concrétisent, exacerbent le combat des etres avec leur monde, avec eux-mêmes. Ils naviguent sur les lèvres de la plaie ouverte plutôt que de nous exposer leur parcours. Ils en font constamment miroiter le danger comme l’éclat du soleil sur une lame de couteau, comme le reflet des projecteurs de scène sur les grands miroirs à double face qui composent la scénographie. Profondément proche de Dostoïevski, nous sommes projetés dans un théâtre des extrêmes, au propre comme au figure puisque l’image du public se duplique dans les glaces qui lui font face, puisque l’enfant qui naitra du ventre de la révolutionnaire est extrait des premiers rangs du public. […]


Claire Diez, Aveuglantes ténèbres…, “La Libre Belgique”, 10 octobre 1992