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La Signorina Else

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Man mano che il mio lavoro su Schnitzler andava avanti, mi sono reso conto con sempre maggiore chiarezza che La signorina Elsa non è un testo che possa essere messo in scena. All'inizio sentivo delle perplessità e delle resistenze, pensavo che il racconto non mi piacesse; poi ho cambiato gradualmente idea, mi sono pian piano innamorato di queste pagine, le trovo ogni giorno più vere e significative. Solo che La signorina Elsa non è un testo teatrale, è scritto in maniera completamente diversa da una commedia o da un monologo pensato per essere recitato. Basta guardare per esempio all'abbondanza di descrizioni di azioni che la protagonista dà a se stessa: 'adesso faccio questo, poi faccio quello, mi avvicino alla finestra, la apro, no, me ne allontano'. Il teatro, e anche il vero flusso di coscienza non funziona in questo modo. Questa è letteratura, ben consapevole di sé. Oppure, se si vuole, è radio, somiglia molto a un radiodramma. Questo aspetto acustico del racconto mi ha molto affascinato e ho deciso di lavorarci sopra, introducendo dei microfoni, una cabina, situazioni di tipo radiofonico. E però è piena di simmetrie, di riscontri di scrittura, di segreti che mi incantano. Per esempio vi si trova continuamente il numero sessantacinque, che era l'età dello scrittore al momento in cui componeva La signorina Elsa; e dappertutto ci sono tracce, indizi, indicazioni della sua esperienza personale, di un bisogno autobiografico che ne spiega la composizione. Due anni dopo Elsa, fra l'altro, si suicidò davvero una sua figlia. Tutto Schnitzler è autobiografico, in fondo. Bisogna pensare che lo scrittore austriaco possedeva una tecnica drammaturgica molto ricca, era un autore di teatro esperto e di successo; e che dunque deve aver pensato bene alla forma di questo suo lavoro, alle differenze col teatro. La signorina Elsa è un libro, non un testo teatrale. Thierry Salmon

(...) Come avete lavorato per ottenere questo strano risultato, di non fare lo spettacolo di La signorina EIsa, ma un lavoro teatrale in cui si legge questo stesso racconto? Voce femminile: Abbiamo cominciato a lavorare scegliendo ciascuno uno dei personaggi dai romanzi e dalle novelle di Schnitzler che avevamo letto. Di tutti questi personaggi abbiamo costruito una storia, un carattere, delle abitudini, una memoria, il modo di essere, aiutandoci a vicenda con domande, chiarimenti, esercizi di ricostruzione. Alla fine di questo processo, che è molto lungo e complesso, ognuno di noi ha avuto un personaggio schnitzleriano che non ha però nulla a che fare con EIsa. Sono tutti austriaci salvo un personaggio italiano, Giacomo Casanova. Poi abbiamo trovato il modo per cui questi personaggi si ritrovassero tutti quanti insieme. Li abbiamo immaginati in una clinica in Italia, diretta da un medico austriaco che si occupa di psicoanalisi. Costui potrebbe essere Sigmund Freud, naturalmente, ma anche lo stesso Schnitzler che era medico e si occupò intensamente dei temi dell'inconscio suscitando l'ammirazione e l'inquietudine di Freud, che in una lettera lo definì "suo doppio". Ma per noi si tratta di un altro personaggio di una sua opera, il dottor Gustler. Siamo tutti in questa clinica per curarci, com'è naturale, ma non si sa bene di che cosa; o meglio ciascuno ha un suo segreto alla base della malattia, che non dice agli altri e ha rivelato solo a Grassler. Questo sfondo diciamo psichiatrico del nostro lavoro è fra l'altro seguito da un vero psicoanalista di Modena, che ha condotto con noi qualche seduta di terapia di gruppo, naturalmente per capire se le malattie dei nostri personaggi funzionano, se c'è una logica in quel che facciamo, come si sviluppano i rapporti interpersonali in questa situazione. Finora abbiamo avuto due incontri, uno individuale dove il paziente/personaggio gli ha raccontato un po' la sua vita, e uno di gruppo dedicato alla dinamica collettiva. Come avete scelto i personaggi? Thierry Salmon: La scelta è stata abbastanza libera, ma abbiamo preso in definitiva i più rappresentativi dei diversi libri di Schnitzler. In fondo però ci sono due o tre tipi che restano gli stessi in tutta l'opera; spesso c'è un personaggio autobiografico, che ha la stessa età dell'autore. Per esempio Casanova è Schnitzler, Grabbler è Schnitzler, e in tutti i racconti c'è qualcuno con gli stessi problemi. Voce maschile: Non abbiamo detto però qual è la cura inventata da Grassler. Essa consiste proprio nel recitare La signorina Elsa in pubblico, con dei microfoni, per un tempo definito, secondo ritmi precisi che sono quelli dettati dal fatto che c'è un discorso mentale che scorre. C'è un "muro", sul fronte del palcoscenico, tutto fatto di casse acustiche, con due cabine dove a turno tre ragazze vanno a dire questo monologo di pensiero, e gli altri devono inserirsi nelle battute di dialogo. I personaggi sanno che a un certo punto devono inserirsi con una determinata battuta e non possono sfuggire; la macchina è dunque piuttosto costrittiva. Thierry Salmon: Ho trovato che lei non può avere un volto, una faccia precisa, che tutti i personaggi devono essere la signorina EIsa, e dunque il pubblico può immaginarsela come vuole. Il testo sarà detto con una certa neutralità, con più voci diverse, in modo da non impedire alcuna possibilità. Ma gli spettatori conosceranno questa situazione complicata che avete progettato? Thierry Salmon: No, non ce n'è bisogno. Vedranno delle cose che capiranno fino a un certo punto, troveranno certamente delle associazioni intorno a persone che leggono un libro. Ma c'è qualcosa che dovrebbe rendere più forte la situazione, cioè che contemporaneamente alla lettura del libro ci sono delle persone che agiscono. Questo impone in un certo modo di inserire quelle azioni nel libro, di trovare delle associazioni e delle immagini diverse. Insomma c'è una storia parallela di cui gli spettatori non sanno niente, che va con oppure contro il testo, interagisce, dà immagini, permette al pubblico di far crescere la propria percezione del testo, di completare quelle immagini. Voce maschile: Ci sono dei momenti in cui una battuta del testo come 'È arrivata una lettera' oppure 'Non ti voglio più vedere', detta fra due personaggi nostri, assume un significato nella nostra storia, ha insomma due sensi distinti. Altra voce maschile: Ognuno dei nostri personaggi, a seconda di quello che è, svolge un certo ruolo nella lettura di La signorina Elsa. Per esempio le battute di Elsa sono dette da Beate, che è la protagonista di un altro libro, il seduttore del racconto è interpretato da Casanova e così via. Sulla base di questi rapporti abbiamo strutturato la storia che riguarda i nostri personaggi, i rapporti fra loro che giustificano questa sovrapposizione, fatta di somiglianza e di conflitto, con la storia di EIsa. Tutto ciò ha a che fare con la terapia, che impone ai personaggi regole molto precise, per esempio sull'uso dello spazio. Questo mette in crisi il racconto. Alla fine dello spettacolo però, questo stesso processo fa esplodere i nostri personaggi, il gruppo stesso non si regge più, ci si impone un rapporto proprio con le figure di EIsa, che diventano via via dominanti. Cosa provoca questo scacco? Voce femminile: Quando si svolge lo spettacolo vero, i nostri personaggi si trovano immersi in questa terapia più o meno da un mese, e quindi sono abili a usare i microfoni, conoscono le battute, sanno come fare. Però quella sera succede qualcosa di particolare, c'è uno scatenamento all'interno del gruppo terapeutico dovuto a un fatto che accadrà durante lo spettacolo, per cui va in crisi lo schema. E questo fatto... Voce femminile: Non si può proprio sapere prima, perché accade in quel momento. È un nostro segreto, anzi una sorpresa. (...)

Conversazione con Thierry Salmon e gli attori della Compagnia, a cura di Ugo Volli

Photos

Distribution

Vers les photos du spectacle

ATER/Emilia Romagna Teatro

Centro Teatrale San Geminiano

LA SIGNORINA ELSE

de Arthur Schnitzler

avec

Angela Malfitano

Roberto Mantovani

Ivano Marescotti

Renata Palminiello

Giovanna Pattonieri

Mise en scène

Thierry Salmon

Assistant à la mise en scène

Alessandro Tognon

Décor

André Benaim

Costumes

Flavia Maddalena

Son

Luc D'Haenens

Lumiere

Enrico Bagnoli

Photos de scène

Maurizio Buscarino

Presse